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Il Territorio

Le terre comprese tra le province di Novara – Vercelli – Milano – Pavia costituiscono quasi una piccola regione rettangolare a se stante che prende il nome di Lomellina” con una estensione di circa 200.000 ettari. Qui una serie di fattori storici e geografico/ambientali hanno fatto si che la coltivazione del riso abbia nei secoli trasformato radicalmente il paesaggio.

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La coltura dominante è il riso.

In Lomellina infatti il riso ha trovato le condizioni ambientali ideali per ….. fermarsi:

a)      Abbondanza d’acqua (i fiumi Po – Dora Baltea – Sesia – Ticino), l’indispensabile “volano termico” per permetterle di crescere perché non dimentichiamo che è pur sempre una pianta esotica e quindi l’acqua permette di assorbire il calore diurno e cederlo di notte

b)     L’opera infaticabile degli uomini:

1)     I monaci cistercensi che si insediarono “nella pianura delle grange” tra Vercelli e il Po nel 1223 che presero a coltivare il riso selezionandone le varietà (vedi  testimonianza nella stupenda Certosa di Pavia).

Il riso era considerato “una spezia” gravata da pesanti dazi come testimonia un “Libro dei conti della spesa” dei  Duchi di Savoia in cui si parla di “riso per dolci”. Bisogna attendere la pestilenza del 1348-1352 perché il nostro cereale venga considerato come coltura altamente produttiva e sostitutiva dei vecchi alimenti (miglio, farro, segale, orzo) destinati al popolo.

2)     Camillo Benso conte di Cavour Ministro dell’Agricoltura che volle nella seconda metà del 1800 una fitta rete di canali (22.000 Km.) interconnessi che convogliarono  le acque dei fiumi e resero irrigua questa “regione”.L’acqua è stata responsabile di superstizioni che hanno accompagnato il cammino del riso nel mondo occidentale: risaia è sinonimo di “palude” i cui vapori richiamano “zanzare e malattie” (nel 1500 S. Carlo Borromeo ottiene un’ordinanza in base alla quale le risaie devono distare da Milano non meno di quattro miglia). Il riso diventa anche fattore determinante nella storia dell’insediamento civile e umano.

Nascono le prime cascine (XVII e XVIII secolo) a pianta rettangolare o quadrata progettate come dei veri fortilizi autosufficienti con tanto di chiesa, fabbro, falegnameria dove lavorano centinaia di persone. Tutto era fatica manuale dell’uomo e della donna: (iniziano le grandi immigrazioni stagionali di lavoranti dal Veneto e dall’Emilia e poi dal Sud) e sono nate le figure delle mondine chine ad estirpare le male erbe o i “gozzutti” risaroli descritti a lavorare nei campi della “bassa” come schiavi. La risicoltura conosce nel passato due grandi crisi: nel 1929 con la crisi economica mondiale e l’altra dopo la II° guerra mondiale  con l’avvento dell’industrializzazione del Paese per non parlare dei nuovi problemi delle produzioni globalizzate che negli ultimi anni ha procurato la riduzione del valore del risone del 50%.  Storia dunque interessante quella di questo piccole cereale che oggi è coltivato con moderne tecnologie e contrattato in Borsa.